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Pian delle Gorre, alta valle Pesio

 

    
ALLA SCOPERTA DELLA VALLE PESIO E DEL SUO PARCO NATURALE

Chi, passata la straordinaria Certosa (fondata nel 1173 dal monaco Ulderico da Casale, dell’ordine dei Certosini), con il sapore mistico che si raccoglie soffermandosi un attimo nel suo antico chiostro, chi - si diceva - sale lungo la stretta carrozzabile che porta al pian delle Gorre percepisce ad ogni metro la novità rappresentata dal luogo: il bosco si fa via via più ricco di abeti bianchi, una presenza insolita nelle Alpi Occidentali; il clima fresco e umido, ricco di precipitazioni, favorisce quest’elegante conifera i cui aghi, scuri sulla pagina superiore e argentati su quella inferiore, conferiscono brillantezza alla chioma.
 
Lo stupore del viandante s’accresce giungendo al pian delle Gorre, un pianoro erboso di origine glaciale che trae il nome da un vocabolo dialettale utilizzato per indicare il salice montano: dalla radura, il Marguareis, maggiore cima delle Alpi Liguri, lascia intravedere le sue forme creando un paesaggio sorprendentemente dolomitico....... “Piccole Dolomiti”, “le Dolomiti del Piemonte” ....... spesso queste montagne vengono celebrate con questi appellativi ..... e non a sproposito !
   La roccia calcarea crea infatti un ambiente in tutto simile a quello delle più note montagne del Trentino e del Cadore: grandi ghiaioni bianchi punteggiati di scuri pini, canaloni detritici (il più celebre dei quali, il canalone dei Genovesi, conduce quasi fin sulla vetta del Marguareis), bianche pareti calcaree.
Imponenti anche i fenomeni carsici, che mostrano i loro aspetti più interessanti nella conca delle Carsene, sotto la quale si distende un mondo sotterraneo di grotte, cunicoli e cavità (alcune delle quali, come l’Abisso Cappa, profonde oltre 700 metri) che si sviluppa per numerosi chilometri; la geologia della zona è all’origine di fenomeni emblematici del carsismo come lo sgorgare di un torrente nel bel mezzo di un’alta parete di calcare: si tratta del Pis del Pesio, il cui getto si fa particolarmente vigoroso nella tarda primavera.
 Il sistema Carsene-Pesio si allunga in linea d’aria per 3,5 chilometri ma certamente maggiore è la sua reale dimensione: a questo proposito si pensi che qui convogliano acque meteoriche catturate nell’alta valle Roya, in territorio francese.
La presenza discreta del capriolo nel bosco misto di abeti e latifoglie accresce la suggestione di questa vallata, evocando  nella mente dell’escursionista immagini che paiono prese in prestito dalle antiche foreste centroeuropee. La sua reintroduzione risale al 1985: oggi se ne contano almeno 300 capi mentre ha preso avvio anche l’ambientamento del cervo, altra nobile presenza; sembrerebbe inoltre certo il ritorno del lupo, qui giunto dall’Appennino Centrale: la sua presenza è senz’altro auspicabile per il raggiungimento dell’equilibrio tra erbivori e carnivori, anche se ha creato numerosi problemi predando le greggi all’alpeggio.
da C.Trova "Valle Pesio, le Dolomiti del Piemonte",  Rivista del Trekking, 1-2/1999.
 

 


Torrente Pesio non lontano dalla località Valanga dei Frati

 

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IL PARCO NATURALE ALTA VALLE PESIO E TANARO

L’immensa ricchezza ambientale dell’alta valle Pesio, legata alla sua unicità nelle Alpi Occidentali, è fortunatamente salvaguardata da un efficiente parco naturale regionale che, analogamente al più grande “Parco delle Alpi Marittime”, realizza un’accurata tutela dell’ambiente montano, favorendo la fruizione da parte del pubblico (sono presenti numerose aree attrezzate ed un’abbondante segnaletica), in buona armonia con le esigenze dei montanari.
Il territorio del parco interessa oggi sia la testata della valle Pesio che il vallone di Carnino, nell’alta valle Tanaro; la zona più bella delle Alpi Liguri si estende anche nell’alta valle Ellero, dove il Mongioie e la Cima delle Saline creano suggestivi scorci ancora di aspetto eminentemente dolomitico, assai preziosi anche perché distanti centinaia di chilometri dai celebri Monti Pallidi.
E' nell’augurio di tutti gli amanti della fantasia della natura pensare che un giorno assai prossimo, nel rispetto delle esigenze e della vita dei montanari, l’intera zona delle alpi calcaree piemontesi (si chiamano Liguri ma appartengono di fatto pressoché interamente al cuneese) vada a costituire un’unica grande zona protetta.
da C.Trova "Valle Pesio, le Dolomiti del Piemonte",  Rivista del Trekking, 1-2/1999.

 

Cervi nel Parco dell'Alta Valle Pesio

 

LA BISALTA

La Besimauda (o Bisalta) è una delle montagne più celebri delle Alpi cuneesi; deve sicuramente la sua popolarità, che è anche all'origine di curiose leggende riguardanti la sua cima bifida, alla sua mole imponente che domina la città di Cuneo. Proprio a proposito della sua sommità sdoppiata, un'antica leggenda attribuisce al diavolo la paternità dell'insolita forma. Pare che molti secoli or sono la montagna presentasse un'unico ed aguzzo punto culminante; una notte, però, accadde un evento terrificante e misterioso ! Un montanaro, infatti, s'inerpicava lungo i suoi sentieri: dopo avere ben piazzato il suo formaggio al mercato cittadino, tornava al suo villaggio, non disdegnando di festeggiare con numerosi "mezzi" la buona giornata. Il vino tuttavia rendeva il passo sempre più incerto e quando la luna tramontò dietro il profilo della Besimauda, l'incedere del buon uomo si fece veramente difficoltoso: sassi, radici, buche e asperità d'ogni genere trasformavano ogni passo in un tormento. Improvvisamente apparve al pastore il diavolo che, in cambio della sua anima, gli offrì un po' di chiaro di luna. Il pover'uomo, con la mente annebbiata dal terrore e dalla stanchezza, accettò: il diavolo stilò il contratto, mentre un esercito di piccoli demoni ritagliava dal monte la porzione di roccia che oscurava il disco della luna. Quando l'essere infernale presentò al montanaro l'atto di vendita della sua anima, il pallido chiarore dell'astro illuminò a fatica la firma con la quale il disgraziato siglò il contratto: si trattava di una croce, unica cosa che la vita grama gli aveva insegnato a scrivere, che pare agli Inferi non avesse valore legale ! Fu così che la sua anima fu salva: il diavolo fuggì urlando rabbiosamente e l'unica che ne fece le spese fu la montagna, che perse una fetta della sua vetta e che il giorno seguente si presentò con una cima bifida, bis-alta, cioè due volte alta. 
L'alone leggendario che circonda la Besimauda fu probabilmente generato nei secoli più lontani anche dalla propensione delle sue rocce ad attirare i fulmini, che durante i temporali estivi pare si scarichino frequentemente sui suoi pendii. Tristemente nota è in questo senso la tragedia del Luglio 1960, quando durante una cerimonia religiosa presso la croce della Costa Rossa (a 2404 m. di quota) un fortunale si abbattè improvvisamente sulla montagna: la folgore si scaricò sulla croce, presso la quale tre giovani ed una bimba si erano rifugiati inconsapevoli del pericolo. 
Il susseguirsi di vette che caratterizza la sua lunga cresta sommitale crea, quando la luce e la prospettiva sono favorevoli, le sembianze di un enorme drago addormentato, con la coda adagiata al bordo della pianura, leggermente ricurva verso oriente. Quasi fosse dotata di un potere sovrannaturale, la montagna ha diviso e divide non solo due vallate ma due diversi modi di vivere la montagna; mentre ad ovest, appena oltre il solco della val Colla, s'allunga la val Vermenagna con Limone e la kermesse dello sci alpino, ad est sale verso il Marguareis la valle Pesio, ove una natura carsica dalle forme assai suggestive è protetta e dove durante l'inverno scivolano con nordica discrezione soltanto gli sci sottili. La cima è punto panoramico di prim'ordine: nelle giornate terse lo sguardo può spaziare dalle Alpi Orientali, ai Quattromila valdostani, al Monviso, alle Alpi Marittime (sono facilmente individuabili l'Argentera ed il Monte Matto), ai monti dell'alta Val Vermenagna ed alla splendida dolomitica testata della Valle Pesio, caratterizzata dalla mole del Marguareis.
Nelle occasioni più fortunate, il panorama si estende addirittura fino al Golfo di Genova, approfittando di un varco aperto casualmente dai cataclismi geologici tra le vette più alte delle Alpi Liguri, sufficientemente lontane da non impedire allo sguardo si sorvolarle e perdersi nel Mediterraneo.

  Forse i panorami offerti dalla sua vetta, forse la sua imponente evidenza o chissà quali altre qualità magnetizzarono l'interesse verso la Bisalta anche di alpinisti famosi come Freshfield e Coolidge, che risalirono i suoi pendii nel 1883. Il londinese D.W.Freshfield aveva conosciuto la montagna salendo i morbidi rilievi scozzesi e conquistando più tardi, con storiche "prime", cime famose come il Pizzo Cengalo, la Tour Ronde e la Cima di Nasta, oltre a numerose altre vette in regioni extraeuropee. Il reverendo W.A.B. Coolidge, originario di New York ma inglese d'adozione, conquistò le più celebri montagne dell'Oberland, del Vallese e del Delfinato (tra cui la terribile Meije), il Bianco, il Cervino; tracciò anche una via che porta il suo nome attraverso la parete NE del Viso. Entrambi, profondi conoscitori delle catene montuose d'Europa e di altri continenti, ritennero importante dedicare un poco del loro tempo alla montagna "due volte alta". 

Da C.Trova, "La Bisalta" - La Piazza, mensile della prov. di Cuneo, 11/2000
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Da C.Trova, "La Pista del Marguareis" - La Piazza, mensile della prov. di Cuneo, 2/2000

SCI NORDICO SULLA PISTA DEL MARGUAREIS

La vallata che da Chiusa sale fino al Marguareis può vantare tuttavia anche attrattive storico-culturali e sciistiche; queste si uniscono in un affascinante connubio allorchè si visita la media valle Pesio nel periodo invernale, quando la neve copre i prati del fondovalle consentendo di raggiungere la Certosa di Pesio con gli sci sottili ai piedi. Il Centro di Fondo s'incontra risalendo la vallata poco oltre S.Bartolomeo: in prossimità del campeggio, è presente una costruzione facilmente identificabile essendo sulla stessa presente un'evidente indicazione "Pista del Marguareis"; la costruzione funge da bar, biglietteria, locale noleggio attrezzatura e punto di riferimento per tutti gli altri servizi forniti dall'impianto.
Il tracciato ha inizio in discesa: la pista infatti torna a ritroso verso le prime case di S.Bartolomeo per poi ritornare al punto di partenza: questo primo tratto si sviluppa tra la carrozzabile di fondovalle ed il torrente Pesio; sicuramente da segnalare il colpo d'occhio sul Marguareis, visibile unicamente dal punto più basso del percorso, che mostra il caratteristico "profilo di Dante". Tornati praticamente al parcheggio, prima dell'ultima salita, si svolta tuttavia a sinistra, si attraversa il torrente e si inizia a salire con decisione raggiungendo due antiche costruzioni, presso le quali si inizia un ampio anello in direzione di S. Bartolomeo, anello che ha inizio e fine proprio presso le due tipiche abitazioni montane. Raggiunte quindi nuovamente queste ultime, si supera una breve salita seguita immediatamente da una impegantiva discesa che riporta al corso d'acqua che segna il fondovalle; si prosegue quindi mantenendosi sulla riva destra del Pesio, caratterizzata da un ambiente naturale più integro in quanto meno disturbato da costruzioni con annesse linee elettriche e telefoniche, avvicinandosi via via alla Certosa;

Nella foto:
il chiostro della Certosa di Pesio


in questa parte del tracciato sono presenti alcune deviazioni che risalgono e quindi ridiscendono, generalmente con breve percorso, il versante orientale della vallata: i percorsi descritti sono in genere impegnativi, divertenti ma consigliati a buoni fondisti (pista nera).
Poco prima del sacro edificio, si può ritornare al bar del Centro di Fondo attraversando il torrente oppure, come ovviamente si consiglia considerando l'elevato interesse legato alla presenza della Certosa di Pesio, si sale decisamente verso sinistra superando alcune salite abbastanza impegnative: si raggiunge in breve proprio la Certosa e la si costeggia per l'intera lunghezza, passando sotto il lato a valle della costruzione; si scende quindi con decisione e, appena superato interamente il complesso religioso, si piega a destra e con decisa discesa si raggiunge un ponte che consente di tornare sulla sponda sinistra del Pesio, mantenendosi sulla quale, percorrendo un lungo tratto di pista che con andamento serpeggiante si sviluppa nei campi di neve tra carrozzabile e torrente, si ritorna al parcheggio.

LA CERTOSA DI PESIO

Naturalmente l'itinerario descritto non può non comprendere una seppur breve sosta nel vasto complesso religioso della Certosa: questa, a quota 859 m., fu fondata nel 1173 da Ulderico da Casale, monaco dell'ordine dei Certosini. Centro di vita culturale e spirituale per oltre seicento anni, la sua presenza condizionò ovviamente economicamente ma sorprendentemente anche dal punto di vista naturalistico la vita della vallata: si deve infatti all'attività dei monaci, oltre che alle condizioni climatiche favorevoli, la presenza della folta copertura forestale della valle del Pesio. La Certosa di Santa Maria iniziò tuttavia un periodo di grave decadenza a partire dal 1802 quando l'onda antireligiosa conseguente all'invasione napoleonica costrinse i Certosini a fuggire. Seguí un periodo di distruzioni e saccheggi; dopo la restaurazione delle monarchie europee, tra cui quella sabauda, la Certosa conobbe nuovamente un periodo di prosperità: trasformata in stabilimento idroterapico, fu testimone di numerosi soggiorni dei Savoia e di personaggi illustri quali Cavour e Massimo d'Azeglio. Dal 1934 l'edificio è ritornato alla sua primitiva funzione religiosa essendo oggi abitata dai Padri Missionari della Consolata di Torino. L'architettura dell'edificio religioso ha oggi perso le forme medioevali che dovettero caratterizzare la sua origine: più volte rimaneggiata a causa delle alterne vicende vissute, la Certosa ha oggi un aspetto tardo-rinascimentale. Di grande interesse è sicuramente il chiostro interno, dove una splendida succesione di colonnine romaniche chiude su tre lati il giardino interno, poggiando su una balaustra che accresce la sensazione di raccoglimento e sorreggendo un porticato con tipico tetto in lose; sul corridoio aperto su un lato verso l'ambiente esterno, un cortile spesso "invaso" dall'ambiente montano (come ben si comprende osservando le frequenti rappresentazioni in foto e dipinti nei quali la neve quasi occlude gli spazi aperti degli archi), si succedono le porte di quelle che furono le celle dei monaci, comunicanti con l'esterno anche attraverso le caratteristiche ruote attraverso le quali venivano passate le vivande. Assai suggestiva è anche la loggia che si affaccia sull'ingresso principale della Certosa, con alcuni dipinti del Quattrocento ed uno splendido colpo d'ochhio sull'alta valle, e la chiesa dell'Assunta (risalente al sec. XVI), dal cui ingresso, curiosamente aperto su un balconcino affacciato sul torrente, si possono ancora osservare ancora alcune strutture legate al lavoro pratico di sostentamento alimentare dei monaci: nello spazio di pochi metri è racchiusa e messa in atto la regola "ora et labora".
All'interno della Certosa trova oggi posto il Museo Naturalistico (e sarebbe il caso di dire Etnografico) missionario: sono infatti esposti numerosi oggetti raccolti dai missionari della Consolata in Amazzonia ed in Africa (oggetti provenienti da tribù indigene) ed animali imbalsamati appartenenti al patrimonio naturale di quei paesi lontani.