SUL MONTE SACCARELLO
Una camminata alla scoperta delle sorgenti del Tanaro

 

di  Claudio Trova

 

 

Resti di costruzioni militari
al Colle del frontè

 

Il Monte Saccarello risulta geograficamente interessante per almeno tre motivi: è innanzi tutto la cima più elevata della Liguria, è inoltre un importante nodo orografico poichè dalla sua vetta hanno origine le linee spartiacque che separano tre vallate (Roya, Tanaro e Argentina) associate a tre diverse regioni (Provenza, Piemonte e Liguria) ed è infine celebre poichè dalle sue pendici, con il nome di Tanarello, nasce il Tanaro, unico rilevante affluente di destra del Po ad avere origine alpina. La sua cima, comune alle province di Cuneo ed Imperia ed al dipartimento francese delle Alpi Marittime, è tuttavia anche assai interessante dal punto di vista paesaggistico, essendo un punto panoramico di primaria importanza: ampia risulta infatti la visione sulle Alpi Liguri dall'Antoroto al Marguareis verso nord e nord-est e verso il Toraggio ed il Pietravecchia verso sud-ovest ed entusiasmante appare inoltre il panorama che dal suo punto culminante si apre verso occidente, panorama dominato dalle cime del Parco del Mercantour e dal solco della valle Roya. La vetta può essere raggiunta da Monesi seguendo una strada sterrata di origine militare; l'itinerario descritto sale invece dalla valle Arroscia, in provincia di Imperia, raggiunge rapidamente lo spartiacque con la valle Tanaro e, seguendo a lungo la cresta, raggiunge la cima con il vantaggio di svolgersi quasi essenzialmente su sentiero e con percorso sicuramente più panoramico. Elementi di interesse dell'escursione risultano inoltre l'abbondante fioritura della Fritillaria, dalle curiose campane gialle ricurve punteggiate in bourdeaux, pianta soggetta a protezione assoluta che alligna in prossimità del Colle del Frontè, ed i numerosi ruderi di fortificazioni militari che si incontrano lungo la cresta spartiacque fin sulla vetta. Una curiosità è costituita anche dalla presenza del Redentore; facente parte delle sculture collocate sulla cima più alta di ogni regione italiana per festeggiare l'inizio del XX secolo, la statua in bronzo dorato venne costruita a Parigi e trasportata in vetta nel settembre del 1901: l'inaugurazione avvenne il giorno 15 dello stesso mese ma, poichè i lavori non erano stati completati per tempo (mancava il piedistallo), la cerimonia venne ripetuta nel settembre dell'anno successivo innanzi a migliaia di fedeli. La scultura, di dimensioni imponenti (complessivamente la parte bronzea e quella in muratura s'innalzano per 14 metri), è collocata a quota 2166 m., alcune centinaia di metri (in lunghezza) prima del punto culminante: su quest'ultimo, oltre ai ruderi di numerose postazioni militari, è presente un cippo bianco, alto circa 4 metri, innalzato nel 1891 in ricordo di una pattuglia di alpini travolti da una valanga ............ e proprio a proposito di valanghe, la relativa vicinanza al mare non deve indurci a ritenere questa montagna meno severa di altre zone montuose poste in posizione più centrale; proprio dal Saccarello, sempre il 30 gennaio ma a distanza di 180 anni (1805 e 1985), si staccarono due imponenti valanghe che precipitarono su Verdeggia, circa 1000 metri più a valle, percorrendo esattamente lo stesso canalone: mentre in occasione del primo evento la massa di neve portò distruzione e morte, negli anni '80 fu invaso soltanto un piazzale praticamente vuoto: una volta tanto l'uomo era stato saggio e aveva ricostruito le case in una posizione più sicura.

DESCRIZIONE DEL PERCORSO

Giunti in auto a S.Bernardo di Mendatica, si imbocca la strada per la Colla Garezzo (segnalazione stradale), seguendo la strada carrozzabile; questa risulta asfaltata per circa 1 km, poi diviene una comoda strada sterrata. Raggiunte le Case Penna, si procede ancora per 500 mt. circa; quando la strada supera una costa prevalentemente erbosa che scende dalla Cima Omo dell'Alpetta, proprio in prossimità del sentiero che scende a Pollarocca (indicato in zona come Puarocca), si parcheggia: l'altimetro segnerà circa quota 1590 m. Si prende un sentierino che s'inerpica lungo il costolone erboso in che il bosco di latifoglie pare volere riconquistare; la traccia si perde quasi subito nel prato e riprende più evidente un centinaio di metri (in lunghezza) più in alto, inoltrandosi in costa con percorso in moderata salita attraverso i pendii meridionali della Cima Garlenda: alcuni segni bianchi e rossi dell'Alta Via dei Monti Liguri ne facilitano l'individuazione che resta comunque non immediata. Il sentiero è in realtà costituito da ciò che resta di una vecchia strada militare, ormai quasi irriconiscibile in quanto largamente inerbita: la via da percorrere si riconosce poichè il punto di passaggio appare spianato, interrompendo il normale profilo del pendio; talvolta il sentiero appare un poco più evidente, altre volte la presenza di varie tracce parallele possono creare confusione nella scelta del percorso. Si procede comunque in direzione del Monte Frontè, che in condizioni di buona visibilità si individua facilmente per la presenza di una grande statua bianca posta sulla sua vetta, fino a raggiungere il fondo di un piccolo vallone che ha origine al Colle del Frontè e che si allunga scendendo verso l'alpeggio omonimo. Quando il sentiero giunge in vista del ruscelletto, spesso in secca a causa della natura calcarea del terreno, ruscelletto che raccoglie le acque del vallone, ormai a circa 1910 m. di quota, si incontra un bivio segnalato da un cumulo di pietre e da una freccia dipinta su un sasso: occorre svoltare nettamente a destra, risalendo il ripido pendio che sostiene la Cima Garlenda; raggiunta quota 2030 m. circa, si svolta nuovamente nettamente a sinistra, tornando a dirigersi verso il Colle del Frontè (m. 2090) e trascurando una traccia che s'inoltra verso oriente. Al colle, dove sono presenti i ruderi di alcune casermette militari, il panorama si apre verso l'ampia testata della Valle Tanaro: a sinistra, assai prossimo appare il Monte Frontè (m. 2153), che si può facilmente raggiungere con una breve digressione mentre più lontano, separato da una cresta che pare interminabile e lungo la quale s'individua la sagoma del Rifugio San Remo, s'individua la cima del Saccarello. Si prende l'ampio sentiero che segue la panoramica e comoda cresta erbosa, godendo a lungo del tratto più piacevole dell'escursione; si perde un po' quota (circa 70 m.) scendendo al Passo della Garlenda (m. 2021), al quale sono presenti altre casermette militari. Superando ancora alcune dolci ondulazioni del terreno (che costringono a perdere ancora circa 30 m. di quota) si raggiunge quindi con risalita che non richiede grande dispendio di energia al Rifugio Sanremo, oltre il quale il sentiero, coincidente con ciò che resta di una vecchia strada militare, si fa più ampio. In prossimità della vecchia stazione di arrivo di una seggiovia oggi in disuso si perdono altri 10 metri di quota, prima di salire alla statua del Redentore ed alla chiesetta-rifugio costruita alla sua base (in prossimità dell'arrivo di uno skilift): con breve percorso lungo l'evidente strada sterrata, che qui termina provenendo da Monesi, si passa accanto ad alcune altri ruderi di postazioni militari guadagnando infine la vetta, vetta facilmente individuabile per la presenza del bianco cippo commemorativo risalente al 1891.

 

 

Ruderi di postazioni militari e,
sullo sfondo,
la vetta del Saccarello

 

 

CARATTERISTICHE DELL'ESCURSIONE

Dislivello: 830 m. circa considerando le perdite di quota (110 m. circa all'andata e altrettanti al ritorno)

Esposizione: Sud fino al Colle del Frontè, quindi lungo una cresta orientata principalmente est-ovest con alcuni tratti in costa esposti a settentrione.

Difficoltà: E ma il primo tratto, svolgendosi su sentiero poco evidente, può creare qualche difficoltà in caso di nebbia. Si noti che le rocce calcaree sporgenti dal terreno, che si incontrano occasionalmente lungo il sentiero, divengono particolarmente scivolose in caso di pioggia.

 

VALLI DI CUNEO
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