|
La Besimauda (o Bisalta) è una delle montagne più celebri delle Alpi
cuneesi; deve sicuramente la sua popolarità, che è anche all'origine di
curiose leggende riguardanti la sua cima bifida, alla sua mole imponente che
domina la città di Cuneo. Proprio a proposito della sua sommità sdoppiata,
un'antica leggenda attribuisce al diavolo la paternità dell'insolita forma. Pare
che molti secoli or sono la montagna presentasse un'unico ed aguzzo punto
culminante; una notte, però, accadde un evento terrificante e misterioso !
La
leggenda
Un montanaro, infatti, s'inerpicava lungo i suoi sentieri: dopo avere ben
piazzato il suo formaggio al mercato cittadino, tornava al suo villaggio, non
disdegnando di festeggiare con numerosi "mezzi" la buona giornata. Il vino
tuttavia rendeva il passo sempre più incerto e quando la luna tramontò dietro
il profilo della Besimauda, l'incedere del buon uomo si fece veramente
difficoltoso: sassi, radici, buche e asperità d'ogni genere trasformavano ogni
passo in un tormento. Improvvisamente apparve al pastore il diavolo che, in
cambio della sua anima, gli offrì un po' di chiaro di luna. |

La cima
sud della Bisalta
come appare dal sentiero
di salita |
|
Il
pover'uomo, con
la mente annebbiata dal terrore e dalla stanchezza, accettò: il diavolo stilò il
contratto, mentre un esercito di piccoli demoni ritagliava dal monte la
porzione di roccia che oscurava il disco della luna. Quando l'essere
infernale presentò al montanaro l'atto di vendita della sua anima, il pallido
chiarore dell'astro illuminò a fatica la firma con la quale il disgraziato siglò il
contratto: si trattava di una croce, unica cosa che la vita grama gli aveva
insegnato a scrivere, che pare agli Inferi non avesse valore legale ! Fu così
che la sua anima fu salva: il diavolo fuggì urlando rabbiosamente e l'unica
che ne fece le spese fu la montagna, che perse una fetta della sua vetta e
che il giorno seguente si presentò con una cima bifida, bis-alta, cioè due
volte alta.
La Bisalta e le folgori
L'alone leggendario che circonda la Besimauda fu probabilmente
generato nei secoli più lontani anche dalla propensione delle sue rocce ad
attirare i fulmini, che durante i temporali estivi pare si scarichino
frequentemente sui suoi pendii. Tristemente nota è in questo senso la
tragedia del Luglio 1960, quando durante una cerimonia religiosa presso la
croce della Costa Rossa (a 2404 m. di quota) un fortunale si abbattè
improvvisamente sulla montagna: la folgore si scaricò sulla croce, presso la
quale tre giovani ed una bimba si erano rifugiati inconsapevoli del
pericolo.
Qualche notizia sulla
montagna
Ben individuabile dall'intera cornice alpina interna piemontese e dalle
Langhe, il Monte Besimauda, caratterizzato da due cime assai vicine
sormontate ciascuna da una croce e quotate rispettivamente 2018 e 2231 m.,
fa in realtà parte di un gruppo montuoso che culmina nella Costa Rossa, a
quota 2404 m., sommità posta circa 2 chilometri più a sud. Il susseguirsi di
vette che caratterizza la sua lunga cresta sommitale crea, quando la luce e la
prospettiva sono favorevoli, le sembianze di un enorme drago addormentato,
con la coda adagiata al bordo della pianura, leggermente ricurva verso
oriente. Quasi fosse dotata di un potere sovrannaturale, la montagna ha
diviso e divide non solo due vallate ma due diversi modi di vivere la
montagna; mentre ad ovest, appena oltre il solco della val Colla, s'allunga la
val Vermenagna con Limone e la kermesse dello sci alpino, ad est sale verso
il Marguareis la valle Pesio, ove una natura carsica dalle forme assai
suggestive è protetta e dove durante l'inverno scivolano con nordica
discrezione soltanto gli sci sottili. La cima è punto panoramico di
prim'ordine: nelle giornate terse lo sguardo può spaziare dalle Alpi Orientali,
ai Quattromila valdostani, al Monviso, alle Alpi Marittime (sono facilmente
individuabili l'Argentera ed il Monte Matto), ai monti dell'alta Val Vermenagna
ed alla splendida dolomitica testata della Valle Pesio, caratterizzata dalla
mole del Marguareis. Nelle occasioni più fortunate, il panorama si estende
addirittura fino al Golfo di Genova, approfittando di un varco aperto
casualmente dai cataclismi geologici tra le vette più alte delle Alpi Liguri,
sufficientemente lontane da non impedire allo sguardo si sorvolarle e
perdersi nel Mediterraneo. Forse i panorami offerti dalla sua vetta, forse la
sua imponente evidenza o chissà quali altre qualità magnetizzarono
l'interesse verso la Bisalta anche di alpinisti famosi come Freshfield e
Coolidge, che risalirono i suoi pendii nel 1883. Il londinese D.W.Freshfield
aveva conosciuto la montagna salendo i morbidi rilievi scozzesi e
conquistando più tardi, con storiche "prime", cime famose come il Pizzo
Cengalo, la Tour Ronde e la Cima di Nasta, oltre a numerose altre vette in
regioni extraeuropee. Il reverendo W.A.B. Coolidge, originario di New York
ma inglese d'adozione, conquistò le più celebri montagne dell'Oberland, del
Vallese e del Delfinato (tra cui la terribile Meije), il Bianco, il Cervino; tracciò
anche una via che porta il suo nome attraverso la parete NE del Viso.
Entrambi, profondi conoscitori delle catene montuose d'Europa e di altri
continenti, ritennero importante dedicare un poco del loro tempo alla
montagna "due volte alta".
Descrizione del percorso
Poco oltre Chiusa di Pesio è presente sulla strada principale di fondovalle
una diramazione con indicazione Pradebuoni: la carrozzabile sale alla
frazione adagiata sulle pendici della Bisalta e continua in direzione di
Peveragno; in prossimità dell'abitato è presente un bivio: una comoda strada
asfaltata conduce in breve alla località Le Meschie (m.1123) ove è presente
un'area attrezzata. Poco oltre la zona pic-nic il transito è riservato ai mezzi
autorizzati: si parcheggia quindi l'auto (quota 1145 m. circa) e si dà inizio ad
una lunga camminata. Si segue lo sterrato, che nella parte iniziale presenta
un fondo ancora decisamente buono, e si raggiunge un ponte a circa 1220
m.: oltrepassato il torrente, la carrettabile prende a salire mentre il fondo
diventa più sconnesso; si cammina a lungo in un bel bosco misto ove sono
presenti numerosi larici, faggi, qualche abete bianco e rosso ed altre essenze
tipicamente montane: superati quattro tornanti, si raggiunge l'aperta Sella
Morteis (m.1470), un'ampia insellatura prativa da dove il panorama si apre
sulla testata della Valle Pesio dominata dai calcari del Marguareis. La
strada sterrata continua anche oltre la sella, risalendo con un tornante un
pendio posto immediatamente alle spalle di una baita presso la quale è
presente una fontana: in zona è presente segnaletica (freccia) con
l'indicazione "Monte Besimauda" ed il numero del sentiero (H9); guadagnata
quota, la carrareccia compie un traverso lungo il versante orientale della
Bisalta e, oltre un evidente costone, sbuca nella conca dei Gias Pravine da
dove appare improvvisamente la cima pietrosa della Besimauda. Non si
raggiungono le baite ma saliti a circa 1695 m. di quota si imbocca un sentiero
che ha inizio alla destra dello sterrato; il sentiero, inizialmente un po' rovinato
dall'erosione pluviale, s'inerpica con decisione superando 120-130 m. di
dislivello fino a raggiungere una costa erbosa (Costa della Mula) da dove il
panorama si apre nuovamente verso settentrione. Camminando sulla
dorsale, si segue un sentiero (sono presenti segni gialli) inizialmente un po'
inerbito, tra aperte praterie prive di vegetazione arborea; a quota 2050 m. il
sentiero termina alla base di una pietraia: si supera il dislivello che ancora
separa dalla cima camminando tra grandi sassi accatastati, seguendo il
percorso individuato dai soliti segni gialli: l'ultimo tratto di pietraia è un poco
più ripido ma non presenta comunque nessuna difficoltà che non sia
escursionistica. Si tocca infine la vetta sormontata da una caratteristica
croce, alla base della quale è presente il tradizionale diario.
Claudio Trova
|