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ANTOROTO E GALERO: |
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Il Tanaro è senza dubbio uno dei principali fiumi
piemontesi. Geograficamente nasce dal Saccarello, cima alpina di 2200
metri posta nel punto di convergenza dei confini di Liguria, Piemonte e
Francia. La sua valle in senso stretto termina a Ceva; osservando
tuttavia con cura quel mare di colline che occupa il Piemonte
sud-orientale, si nota che l'unico affluente di destra del Po che nasce
dalle Alpi scorre in un solco ben delineato, talvolta profondo, prima
tra le pronunciate colline delle Langhe, poi tra i più morbidi colli
astigiani ed infine tra le ondulazioni appena accennate che anticipano
il suo arrivo ad Alessandria. Di fatto qui termina la sua valle, una
valle ricca di elementi storici e naturalistici di sicuro interesse. Il
nostro viaggio nelle terre del Tanaro incomincerà salendo alcune delle
cime più panoramiche di quelle Alpi del Sud, ora brumose o ricoperte da
copiose nevicate, ora solatìe ed intrise di aromi di origano e lavanda
mescolati al profumo della resina dei larici, Alpi dalle quali il fiume
trae le sue origini: l'Antoroto ed il Galero. Il Monte Antoroto
rappresenta la prima vetta superiore a 2000 m. ad ovest del Colle di
Cadibona. Costituito da calcari di origine sedimentaria, è interamente
visibile fin da Valdinferno, punto di partenza dell'escursione: con
forme relativamente aspre, occupa l'estremità nordoccidentale del
selvaggio vallone tributario della valle principale; si raggiunge con un
percorso tipicamente escursionistico che si sviluppa inizialmente tra
splendidi boschi di faggi e, più in quota, tra ontani e rododendri.
Frequente è la presenza del brugo. L'itinerario tocca alcune tipiche
frazioni, i tetti delle case delle quali, un tempo ricoperti di paglia,
sono purtroppo oggi tutti in lamiera: gli abitati tipicamente montani
conservano tuttavia aspetti suggestivi. La vetta rappresenta un punto
panoramico di straordinario interesse: mentre verso est appaiono le
Langhe, a sud il panorama è dominato dalla catena Armetta-Galero; se
l'atmosfera è sufficientemente tersa, lo sguardo può facilmente
sorvolare lo spartiacque che sostanzialmente segue il confine tra
Piemonte e Liguria e giungere fino al Mediterraneo. Dall'Antoroto sono
inoltre visibili Ormea, alla base del suo versante meridionale, e ad
oriente l'aguzzo Pizzo d'Ormea ed il tozzo Mongioie; verso settentrione
nessun ostacolo impedisce di volare con lo sguardo dalla Val Casotto fin
oltre la pianura piemontese, comprendendo in un sol colpo d'occhio tutte
le cime dal Monviso fin verso le Alpi Orientali. Le caratteristiche di
stabilità dell'atmosfera nelle belle giornate d'autunno rendono tale
periodo sicuramente il più indicato per realizzare l'escursione; il
tipico marrone che quasi sfuma nell'arancio che il bosco di faggi assume
nel mese di Ottobre può creare un'occasione per godere di splendidi
contrasti cromatici tra il vivo colore delle foglie, l'azzurro intenso
del cielo ed il bianco luminoso di alcune pareti di roccia che dominano
la parte intermedia della camminata.Il Monte Galero è una bella cima la
cui prospettiva è CARATTERISTICHE DELLE ESCURSIONI Claudio Trova
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Sopra:
la vetta dell'Antoroto e, sullo sfondo, A lato: pendii sommitali del Galero
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1° itinerario - L' ANTOROTO - Raggiunto in auto Garessio e superato l'abitato in direzione di Ormea, si segue la strada asfaltata che sale, con percorso abbastanza agevole di alcuni chilometri, fino a Valdinferno (m. 1213): si può parcheggiare l'auto in un piccolo piazzale appena prima della chiesetta del paese. Si imbocca una stradina molto stretta (sconsigliata alle auto), inizialmente in battuto di cemento: dopo 10-15 minuti di cammino si perviene ad una sbarra, oltre la quale il passaggio ai veicoli è riservato ai residenti. La strada, che alterna tratti sterrati a tratti battuti in cemento, sale alle frazioni Bertolotti (da dove ha origine il sentiero per il Rifugio Savona) e Mulattieri, dove termina definitivamente: in queste due frazioni sono presenti due fontane dove è possibile fare rifornimento di acqua. Oltre Mulattieri inizia il sentiero vero e proprio che si inoltra , dopo un tratto in piano, in un boschetto di faggi. Il sentiero, individuato da molti segni rossi, inizia a salire con decisione; quando si passa sotto alcuni bianchi torrioni calcarei che si ergono su un contrafforte del Monte Grosso, si incontra (quota 1610 m. circa) un sentiero che proviene dal Rifugio Savona. Si supera ancora una rampa e si raggiunge, tra ontani e rododendri, la Colla Bassa, dove il panorama si apre sulla Val Casotto. Si piega a sinistra seguendo inizialmente lo spartiacque: il sentiero, segnalato ancora con segni ora rossi ora bianco-rossi, si inoltra nel versante Nord dell'Antoroto, dove nella tarda primavera è possibile trovare neve che può rendere faticoso il procedere. Salendo con decisione, si raggiunge la linea spartiacque poco a occidente della vetta, che si raggiunge seguendo il largo crestone; la cima è sormontata da una croce con una targa commemorativa del C.A.I. di Garessio: poco sotto il punto culminante, quasi nascosta, è presente una cappelletta scavata nella roccia. |
2° itinerario - IL GALERO - Lasciata l'auto al Colle San Bernardo (957 m.), si prende l'evidente strada sterrata (sono presenti cartelli indicatori dell'Alta Via dei Monti Liguri) che dirigendosi verso Sud-Ovest si dirige verso un boschetto di abeti bianchi e rossi; attraversato il bosco, a quota 1060 m., si trova un primo bivio: si tiene la sinistra, mentre la strada sterrata inizia a peggiorare di qualità. Continuando a salire con percorso dolce, si arriva ad un secondo bivio a quota 1180 m. circa: si imbocca un sentiero sulla sinistra che con percorso ben evidente inizia a salire lungo il versante Est del Monte Galero, in una bella faggeta con la presenza di piccoli gruppi di abeti bianchi e rossi non particolarmente rigogliosi a causa del microclima non ottimale per queste essenze forestali. E' bene ricordare che volendo, affrontando le difficoltà dovute ad un fondo stradale non ottimale, è possibile giungere con l'auto fino a questo secondo bivio: naturalmente ciò è vivamente sconsigliato sia per non rinunciare a fruire della prima parte dell'escursione (una tranquilla passeggiata nel bosco che ha anche la funzione di un buon riscaldamento) sia per non turbare l'ambiente naturale. Imboccato il sentiero, si sale con alcuni tornanti fino a quota 1375 m. dove si incontra un terzo bivio; bisogna fare attenzione poichè è facile saltare la diramazione lasciandosela alle spalle (pur essendo molto marcato e dotato di una abbondante segnaletica, il sentiero da imboccare non appare con evidenza a chi sale). Inizia a questo punto una rampa "mozzafiato" che rapidamente conduce a quota 1540 m.circa, direttamente sul crestone che conduce alla vetta del Monte Galero, senza passare per il Passo delle Caranche: nell'ultimo tratto il sentiero si snoda tra abeti che, trovando probabilmente condizioni più adatte, appaiono più verdi e rigogliosi; nell'ultimo tratto il bosco di conifere si fa poi molto fitto. Giunti sulla cresta spartiacque, la si percorre su un evidente sentiero, tra pascoli esposti ai venti provenienti dal mare, raggiungendo facilmente la cima del Galero: soltanto alla fine appare la croce sommitale in acciaio collocata nel 1981 dal CAI di Garessio in occasione del suo ..... 20^ compleanno ! Durante la discesa è opportuno imboccare il bivio a quota 1540 senza proseguire lungo la cresta in direzione del Passo delle Caranche ma discendendo immediatamente il versante Est del Monte Galero, seguendo il percorso effettuato in salita. |